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venerdì 10 maggio 2013
Mangiare in piedi fa male alla dieta
Mangiare seduti a tavola è ormai un’abitudine lontana. Soprattutto in pausa pranzo si è intensificata l’abitudine a consumare pasti veloci.
Questo è un vero pericolo per la salute, perché mangiare in piedi e di corsa fa male alla dieta. In un sondaggio pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association, condotto tra 1.700 studenti dei college americani, è emerso che il 35 % degli uomini e il 42% delle donne hanno dichiarato di non avere abbastanza tempo per sedersi a tavola per consumare il pranzo.
Questo li porta a consumare i c.d. cibi-spazzatura. Contrariamente, uomini e donne che consumano i pasti seduti dichiarano di seguire diete più bilanciate e sane, con una maggiore assunzione di frutta e verdura.
Mangiare in piedi comporta una maggiore assunzione di grassi saturi e zuccheri.
FONTE WEB
giovedì 9 maggio 2013
10 trucchi per dimagrire senza riprendere peso!
Fare la dieta non è la cosa più difficile! Ciò che davvero conta è non riprendere dopo tutti i chili persi. Come acquisire buone abitudini sin dall'inizio? Vi proponiamo alcuni consigli indispensabili per ritrovare la linea e mantenerla a lungo.
1 – Prefissatevi un obiettivo ragionevole
Non cercate di perdere troppo peso all'improvviso, perché rischiate di prendervi una bella bastonata non appena interrompete la dieta. Non più di 3 o 4 chili per volta, poi manteneteli. È il modo migliore per non ricominciare a prendere peso. Se mirate a perdere più di 5 chili, rivolgetevi a un professionista in modo che possa seguirvi nella dieta.
2 – Date tempo al tempo
Per le stesse ragioni di cui sopra, non bisogna neppure sciogliersi troppo velocemente come neve al sole. Infatti, tanto più la perdita di peso è repentina, tanto più velocemente ritornano i chili smaltiti! Prefissatevi quindi l'obiettivo di perdere al massimo un chilo a settimana!
3 – Non morite di fame
Inutile smettere di mangiare da sera a mattina o di saltare i pasti. Si tratta, infatti, di una restrizione alimentare troppo violenta, spesso all'origine del fallimento di una dieta. Anzitutto, rischiate di crollare molto rapidamente, E soprattutto, se affamate il vostro organismo, la prima cosa che farà non appena riprenderete a mangiare sarà proprio quella di immagazzinare ancora di più per poter affrontare la prossima carestia!
3 – Scegliete dei buoni alleati
Una spintarella può aiutarvi ad accompagnare dolcemente una dieta. Prevedete quindi l'inserimento di complementi alimentari drenanti per consentirvi di eliminare soprattutto le tossine. Gli integratori vitaminici, invece, aiutano a evitare carenze nutrizionali.
4 – Fate del movimento!
Un po' di esercizio fisico è indispensabile per dimagrire senza ingrassare di nuovo. D'altronde, diversi studi hanno dimostrato che le persone che fanno movimento, oltre che seguire una dieta, riprendono statisticamente meno del peso che avevano prima di iniziare il regime dimagrante. L'ideale è mantenere le vostre buone abitudini sportive dopo la fine della dieta!
5 – Mangiate frutta e verdura
Imparate a sentirvi sazi introducendo alimenti a bassa densità calorica, ovvero alimenti che riempiono lo stomaco senza apportare un eccesso di energia. I più interessanti sono frutta e verdura. In più, fanno bene alla salute!
6 – Variate l'alimentazione
Non eliminate gli zuccheri o i grassi o qualsiasi altro gruppo di alimenti dai vostri pasti. È assolutamente inutile demonizzare un prodotto, perché se lo fate rischiate di riprendere a colpo sicuro i chili persi non appena tornate a un'alimentazione normale. Il periodo in cui seguite la dieta deve soprattutto aiutarvi a riequilibrare gli apporti, una sorta di modello che continuerete a seguire a grandi linee al termine della dieta.
7 - L'unione fa la forza
Difficile fare una dieta confinati da soli in un angolino. Soprattutto se tutti in famiglia si rimpinzano di prodotti grassi e zuccherati! Senza pretendere di mettere a dieta tutta la famiglia, cercate di adottare tra le mura domestiche un'alimentazione equilibrata e varia.
8 – Concedetevi qualche piccolo piacere
Una dieta in cui ci si priva di tutto è il metodo migliore per crollare e cadere in una crisi di bulimia che potrebbe rovinare gli sforzi che avete fatto fino ad ora. Allora, non vi resta che concedervi ogni tanto un piccolo piacere, in modo mirato e in quantità molto ragionevole. Ad esempio, qualche quadrato di cioccolato, un buon dessert…
9 – Imparate di nuovo a mangiare
Dieta non è solo sinonimo di scelta degli alimenti. È anche il modo di mangiare che va rimesso in discussione. Quindi, mangiate lentamente, concedetevi il tempo di assaporare ogni boccone, fate una pausa tra una portata e l'altra. Insomma, date tempo al vostro organismo di comunicarvi quando è sazio. Vi accorgerete che è un metodo ideale per ridurre l'assorbimento di calorie senza neppure rendervene conto e di mantenere buone abitudini alimentari al termine della dieta per non riprendere peso.
10 – Gestite gli errori
Imparate a gestire i vostri errori, addirittura ad anticiparli. Avete consumato un pasto abbondante a mezzogiorno? Allora compenserete la sera mangiando cibi più leggeri. Infatti, l'equilibrio alimentare si completa nell'arco di una giornata o addirittura di una settimana. Una giornata gastronomica può essere compensata da una giornata "light". Questo vi insegnerà a gestire il dopo dieta, in particolare i pasti che consumerete durante le festività dell'anno...
FONTE WEB
Dimagrire in coppia è più facile
Cercare di dimagrire in due è… due volte più facile! In fatto di diete, così come in molti ambiti della nostra vita, ciò che conta è la motivazione. Allora, in che modo favorire l'emulazione reciproca? Quali sono i trucchi per evitare di cedere alle tentazioni? Vi proponiamo alcuni consigli da leggere con il vostro partner!
Perdere peso in due! Un po' di collaborazione domestica Un chilo contro un pegno Muovetevi in due!
Nella vita di coppia si condivide tutto… compreso i chili di troppo!
Di solito con il vostro coniuge condividete le stesse abitudini: i pasti, le attività sportive, le uscite al ristorante… E, se il vostro stile di vita è leggermente squilibrato (alimentazione un po' troppo ricca e una vita troppo sedentaria), è normale che prendiate tutti e due un po' di peso. Se avete preso chili insieme, è normale perderli in coppia! Infatti, la cosa più semplice da fare è riequilibrare le abitudini alimentari e lo stile di vita della coppia, piuttosto che sia solo uno dei partner a cercare di nuotare controcorrente… Difficile seguire una dieta in coppia? Niente affatto! Il principale fattore di riuscita consiste proprio nell'emulazione reciproca!
Un po' di collaborazione domestica
Un primo punto: imparate a individuare le vostre somiglianze… e le differenze fatto di cucina. Ovviamente, conoscete a grandi linee i piatti che piacciono al vostro coniuge, i sughetti di cui va ghiotto e i dolci che sgranocchia lontano dai pasti. Confidatevi le piccole debolezze reciproche: biscotti al cioccolato, mandorle, e chi più ne ha più ne metta. Non temete quindi di risistemare la dispensa di casa per far sparire queste piccole tentazioni, che il vostro consorte provvederà a mettere sotto chiave… Poi, andate insieme a fare la spesa. Passate in rassegna tutti gli scaffali, chiedendo all'altro di approvare le vostre scelte… Il carrello della spesa dovrà contenere esattamente ciò che avete deciso insieme di acquistare. E, soprattutto, scegliete insieme mele e altra frutta, alleati indispensabili della vostra dieta e le prime armi per combattere i fuori pasto.
Un chilo contro un pegno
In coppia potete beneficiare di uno stimolo positivo… o negativo! Lo stimolo negativo può consistere nel pagare un pegno! Ad esempio, il primo che non resiste fa un regalo all'altro, il cui valore deve essere proporzionale al livello di gravità dello sgarro: infatti, potete stabilire il prezzo del regalo in base al numero di calorie ingerite. Un bignè al cioccolato, ad esempio, corrisponde a 250 Kilocalorie, quindi a un regalo del valore di 250 mila lire (è meglio parlare ancora di lire, ma potete scegliere anche gli euro, a seconda del budget a disposizione!). Per conoscere le regole di questo giochetto, utilizzate la nostra Guida delle calorie).
Al contrario, lo stimolo positivo consiste, ad esempio, nel trascorrere un romantico fine settimana a due, che vi offrirete quando avrete entrambi smaltito i tre chili in eccesso… Certamente, non se ne parla proprio di un fine settimana gastronomico in Toscana: perché allora non inaugurare i vostri nuovi costumi da bagno in spiaggia?
Muovetevi in due!
Ma acquisire buone abitudini alimentari non è la sola cosa che potete fare in coppia… Potete anche optare per un incremento dell'attività sportiva. Cercate di programmare una romantica passeggiatina al giorno (almeno di una mezz'ora). Anche una breve lezione di nuoto o del pattinaggio a rotelle possono rappresentare uscite piacevoli. Spetta a voi decidere insieme le attività che piacciono a entrambi e praticarle. E nel week-end, perché non decidere di fare un'uscita in bicicletta o un'escursione per i boschi? Allora che aspettate? Correte, muovetevi e non passate tutta la domenica sotto le coperte, anche se alcuni frutti proibiti non fanno mai ingrassare…
FONTE WEB
mercoledì 8 maggio 2013
I rischi di una dieta drastica
Alzi la mano chi non ha mai fatto una dieta, anche per poco tempo, o pensa di non dover buttar giù qualche chiletto. Se non si è soddisfatti del proprio peso l’unica cosa da fare è iniziare un regime alimentare. Il web e le riviste femminile pullulano di diete disparate, da quelle a base di sola frutta, quelle iperproteiche o che escludono totalmente i grassi fino ad arrivare al più drastico digiuno.
Diete che promettono di far perdere un paio di taglie in poche settimane ma che alla fine lasciano solo insoddisfatti e affamati! Cosa fare allora? E’ quasi scontato dire che l’unica cosa saggia da fare è rivolgersi ad uno specialista che in base alle nostre abitudini e alle nostre caratteristiche psicofisiche potrà suggerirci una dieta su misura e soprattutto equilibrata. Purtroppo sempre più persone si lasciano abbagliare dalla speranza di un risultato rapido e poco faticoso da raggiungere, ignorando i rischi che si corrono con un’alimentazione inadeguata.
La soluzione ideale è quella di unire ad un’alimentazione sana un pò di attività fisica. Mangiando poco e non praticando sport si dimagrisce ma si perde anche forza: la dieta consuma i muscoli, che non ricevono stimoli anabolici dall’allenamento, il metabolismo si abbassa ed è sempre più difficile mantenere il peso forma.
Tra le diete più in voga negli ultimi anni vi è quella iperproteica. Come suggerisce la parola stessa questi regimi alimentari prevedono un basso o addirittura nullo apporto di carboidrati. Esse fanno effettivamente perdere peso ma cioè che diminuisce non è la “massa grassa”, ovvero i depositi di “ciccia”, ma l’acqua e la massa muscolare. In questi casi infatti l’organismo non è in grado di utilizzare, e quindi non consuma, i grassi che ha depositato come riserva energetica nel tessuto adiposo, e tantomeno gli zuccheri (Glicogeno) di deposito.
Ciò che viene intaccato sono le proteine introdotte con gli alimenti e parte delle proteine che costituiscono il muscolo. Il risultato di questo intricato processo è il mantenimento dell’adipe, cioè del grasso sottocutaneo , e la perdita della massa muscolare.
Queste trasformazioni metaboliche producono inoltre molti “scarti” (Acido Urico ed altri Acidi fissi), che vengono eliminati insieme a calcio ed elevate quantità di acqua attraverso le urine, rendendo così più alto il rischio di osteoporosi. Per non parlare dei danni renali! L’organismo, costretto a eliminare questo materiale in eccesso mette in attivo una parte di rene che solitamente viene “risvegliata” solo in situazioni critiche causando nel tempo danni ai reni irreversibili. Inoltre queste diete prevedono proteine solitamente di origine animale e quindi particolarmente ricche di grassi saturi e colesterolo che possono causare problemi all’apparato cardiocircolatorio e aumentare il rischio di alcuni tumori.
Al tempo stesso anche l’eliminazione totale dei grassi non è per nulla salutare. I grassi vanno distinti tra buoni e cattivi e sono essenziali in una dieta equilibrata.
La carenza di acidi grassi omega 3, per esempio, può comportare problemi infiammatori e disturbi della pressione sanguigna. Una dieta povera di grassi può risultare anche carente in vitamine liposolubili come la A e la E, importantissimi antiossidanti. La scelta migliore è favorire gli acidi grassi contenuti nel pesce e nella frutta secca e limitando l’apporto dei grassi saturi. Iniziare una dieta senza grassi equivale ad incappare in un senso di stanchezza cronica.
I più coraggiosi che, per motivi religiosi o ideologici, optano per il più drastico digiuno incorrono in rischi ben più seri, come l’infertilità e la depressione. Il digiuno fa cadere i livelli di leptina, la molecola che influenza la risposta ipotalamica verso l’accumulo o il consumo. In pratica l’organismo capisce che poiché l’apporto energetico è ridotto, deve bruciare meno. Questo, oltre ad avere come estrema conseguenza la soppressione della fertilità, può causare anche ridotta funzionalità tiroidea. I cambiamenti causati da questa fame severa inducono ad un incremento nella secrezione di cortisolo, fatto correlato a inibizione del sistema immunitario e, qualora venga prolungato, può portare alla depressione.
I rischi più evidenti di una dieta improvvisata sono anemia da carenza di ferro (se non si mangia carne), alterazioni della funzione tiroidea (se non si mangia pesce ricco di Iodio) con possibilità paradossa di aumento ponderale da ipotiroidismo, alterazioni del ciclo mestruale, alterazioni della funzionalità renale. Dal punto di vista estetico la carenza di proteine determina un rilassamento sia del turgore del seno, costituito in buona parte di grasso, che dei tessuti di sostegno; i capelli perdono vitalità, la pelle non più sostenuta dalla sua componente proteica si “smaglia” e compaiono rughe e smagliature.
Per perdere peso bisogna cambiare non solo le proprie abitudini alimentari ma il proprio stile di vita. Rivolgetevi sempre ad uno specialista, l’unico che può assicurarvi un risultato duraturo e soprattutto sano.
FONTE WEB
Accelerare il metabolismo
Pensi di avere il metabolismo basso? Non riesci a dimagrire e cerchi un modo semplice e veloce per aumentarlo? Tutto ciò di cui hai bisogno è una pausa di cinque minuti per leggere con attenzione questo articolo.
Il metabolismo è l'insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono all'interno del nostro organismo; tali reazioni hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l'energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al soddisfacimento delle richieste energetiche e strutturali delle cellule. Un fine meccanismo di regolazione provvede ad equilibrare tutte queste reazioni metaboliche, in base all'effettiva disponibilità di nutrienti e alle richieste cellulari.
L'esistenza degli organismi viventi dipende quindi dall'introduzione di una quantità di energia e di materia sufficiente per soddisfare le esigenze metaboliche, comunemente indicate come bisogni nutritivi. A loro volta, tali richieste sono in stretta relazione con il dispendio energetico quotidiano: tante più calorie vengono bruciate e tante più calorie devono essere introdotte. Arriviamo a questo punto a dare una definizione semplicistica ed alternativa del metabolismo:
il metabolismo è la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per soddisfare i suoi bisogni vitali
da tale definizione ricaviamo che:
per accelerare il nostro metabolismo dobbiamo semplicemente aumentare i bisogni vitali del nostro corpo, incrementando il dispendio energetico
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Accelerare il metabolismo
Il dispendio energetico quotidiano è influenzato principalmente da tre fattori: il metabolismo basale, la termogenesi indotta dalla dieta e l'attività fisica. Proprio su queste tre componenti devono concentrarsi gli sforzi mirati all'aumento del metabolismo.
Il metabolismo basale è il minimo dispendio energetico necessario a mantenere le funzioni vitali e lo stato di veglia. Come riportato in figura, in un individuo sano e sedentario il metabolismo basale rappresenta circa il 60-75% del dispendio energetico totale.
L'incremento della massa magra e dell'esercizio fisico rappresenta un forte stimolo per le attività metaboliche. Più muscoli abbiamo e più calorie consumiamo nel corso della giornata, indipendentemente dall'età, dalla funzionalità tiroidea e dal livello di attività fisica. Il muscolo, infatti, è un tessuto vivo, in continuo rinnovamento e con richieste metaboliche nettamente superiori rispetto al tessuto adiposo (quasi dieci volte). Se vuoi calcolare il tuo metabolismo basale o approfondire l'argomento puoi fare riferimento a questo articolo: Il metabolismo basale
Un miglior tono muscolare aiuta a bruciare maggiori calorie anche durante l'attività fisica. Mentre facciamo sport il nostro metabolismo aumenta notevolmente e permane elevato anche per diverse ore dal termine dell'allenamento (fino a 12 ore dopo un'attività particolarmente intensa). Per accelerare al massimo il metabolismo si consiglia di eseguire un'attività mista, caratterizzata cioè da un lavoro ad alta intensità (esercizi di tonificazione con i pesi, con le macchine o a corpo libero) seguito da un'attività aerobica come la corsa, il ciclismo o il nuoto di durata.
Gli esercizi di muscolazione aumentano indirettamente il metabolismo grazie all'aumentata secrezione di ormoni anabolici e al conseguente accumulo di massa muscolare
Le attività di resistenza accelerano notevolmente il metabolismo durante l'esercizio, mantenendolo elevato anche per 4-8 ore; hanno invece un effetto modesto sul metabolismo basale poiché tendono a lasciare invariate le masse muscolari.
L'associazione di queste tecniche di allenamento permette di aumentare notevolmente il metabolismo, costruendo muscoli ricchi di capillari e mitocondri.
Per accelerare il tuo metabolismo ricorda di:
Fare almeno due o tre allenamenti alla settimana di durata non inferiore ai 40 minuti.
Alternare attività aerobiche con esercizi di tonificazione, seduta dopo seduta o all'interno della stessa sessione di allenamento (in questo caso meglio iniziare con esercizi di potenziamento e terminare la seduta con lavoro aerobico non eccessivo) Vedi: Come integrare l'allenamento con i pesi e attività aerobica.
"Darci dentro" con i pesi e in generale con tutti gli esercizi di tonificazione. L'allenamento ad alta intensità è infatti un potentissimo stimolo per la secrezione di ormoni anabolici; difficilmente trasformerà il lettore in un/a culturista, ma contribuirà comunque ad accelerare notevolmente il suo metabolismo.
Cambiare frequentemente il programma di allenamento, in modo da favorire gli adattamenti metabolici necessari per affrontare il nuovo stress.
Quando fai attività aerobica cerca di mantenere un ritmo costante, senza fermarti o concederti pause troppo lunghe. Esercitati ad una frequenza cardiaca intorno al 70-75% della FCmax per almeno trenta minuti. Evita invece sessioni troppo lunghe, specie se non possiedi una condizione fisica adeguata.
Se hai poco tempo da dedicare allo sport, adotta delle soluzioni intelligenti: parcheggia qualche centinaio di metri più lontano, fai le scale a piedi anziché prendere l'ascensore, usa la scopa anziché l'aspirapolvere. Sono trucchetti semplici, ma anche loro aiutano ad accelerare il metabolismo.
Durante la giornata cerca di contrarre attivamente la muscolatura: appiattisci la pancia, stringi i pugni, muovi le gambe, contrai i quadricipiti. Queste contrazioni spontanee, a cui spesso non facciamo molto caso contribuiscono in maniera significativa ad accelerare il metabolismo, tanto che sono tipiche dei soggetti magri ed ipereattivi, mentre si osservono assai più di rado negli obesi.
FONTE WEB
Alimenti ricchi di fibre
La fibra alimentare presente negli alimenti si può suddividere in solubile e insolubile in acqua. Indipendentemente dalla sua classificazione, qualsiasi tipo di fibra risulta pressoché indigeribile per gli enzimi del nostro apparato digerente.
Quanta fibra?
Gli alimenti ricchi di fibra esercitano un effetto protettivo nei confronti di obesità , diabete e sindrome plurimetabolica. Il fabbisogno quotidiano di fibra è di 30 g per l'adulto e 0,5 g per kg di peso corporeo nel bambino, con un rapporto insolubili/solubili di 3:1.
Alimenti con un contenuto maggiore di fibra totale (per 100 g. di parte edibile)
Crusca di frumento 42,40
Fave, secche 21,10
Fagioli cannellini, secchi, crudi 17,60
Fagioli, secchi, crudi 17,50
Fagioli borlotti, secchi, crudi 17,30
Piselli, secchi 15,70
Pop corn 15,10
Farina, segale 14,30
Passiflora 13,90
Lenticchie, secche, crude 13,80
Ceci, secchi, crudi 13,60
Fagioli dall'occhio, secchi 12,70
Mandorle, solci, secche 12,70
Soia, secca 11,90
Farina, soia 11,20
Arachidi, tostate 10,90
Pistacchi 10,60
Frumento, duro 9,80
Frumento, tenero 9,70
Noci pecan 9,40
Orzo perlato 9,20
Datteri, secchi 8,70
Farina, frumento integrale 8,40
Tartufo, nero 8,40
Prugne, secche 8,40
Fiocchi d'avena 8,30
Lenticchie, secche, bollite 8,30
Nocciole, secche 8,10
Cioccolato, fondente 8,00
Carciofi, bolliti 7,90
Fagioli, secchi, bolliti 7,80
Fagioli cannellini, secchi, bolliti 7,80
Farina, avena 7,60
Lamponi 7,40
Fave, secche, sgusciate 7,00
Fagioli borlotti, secchi, bolliti 6,90
Lievito di birra, compresso 6,90
Farro 6,80
Pane, tipo integrale 6,50
Muesli 6,40
Piselli, freschi, saltati in padella 6,40
Piselli, freschi, crudi 6,30
Noci, secche 6,20
Biscotti, integrali 6,00
Grano saraceno 6,00
Fave, fresche, saltate in padella 5,90
Mele cotogne 5,90
Ceci, secchi, bolliti 5,80
Ceci, in scatola, scolati 5,70
Fagioli borlotti, in scatola, scolati 5,50
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Benefici del regolare consumo di alimenti ricchi di fibre
1. trascinamento durante il transito intestinale dei cibi, con riduzione di fermentazioni indesiderate.
2. rallentamento del tempo di transito gastrico, con riduzione della velocità di assorbimento degli zuccheri assunti insieme alla fibra (indice glicemico ridotto).
3. aumento della massa fecale, che facilita le funzioni di eliminazione (cellulosa).
4. aumento dell'indice di sazietà degli alimenti.
5. riduzione dei livelli di colesterolo (in particolare per la pectina e le fibre solubili).
6. riduzione delle sostanze cancerogene e mutagene (e dei metalli pesanti) all'interno del tratto intestinale.
7. arricchimento della flora intestinale con microrganismi utili.
8. irrobustimento della parete dell'intero tratto digerente, con prevenzione della diverticolosi (degenerazione della parete intestinale).
9. prevenzione del cancro del colon e dell'ulcera gastrica.
10. riduzione dell'assimilazione delle calorie ingerite (a parità di assunzione) a causa "dell'intrappolamento" delle calorie stesse nelle strutture fibrose.
FONTE WEB
martedì 7 maggio 2013
Ritenzione idrica, cos'è e come sconfiggerla
La ritenzione idrica è un disturbo molto diffuso tra la popolazione, in particolar modo quella femminile, in Italia interessa circa il 30% delle donne.
La causa può essere dovuta ad alcune patologie, come la disfunzione cardiaca o renale, l’infiammazione, o una forma allergica, ma più spesso è causata da uno stile di vita sbagliato e da una alimentazione scorretta.
La “ritenzione idrica” è la tendenza dell’organismo a trattenere liquidi, questi si accumulano maggiormente nelle zone già predisposte all’accumulo di grassi come le cosce, i glutei e l’addome.
In medicina questo accumulo anomalo di liquidi viene definito “edema”, l’edema è una condizione di metabolismo alterato, dove a causa di un cattivo funzionamento del sistema venoso e linfatico, questi liquidi che ristagnano, ricchi di tossine, vanno ad alterare un metabolismo cellulare già sofferente per un ridotto apporto di ossigeno e nutrienti.
Ci sono diversi test per vedere se si ha una ritenzione idrica eccessiva, il più indicativo è l’esame del peso specifico delle urine; ma c’è un esame molto semplice e veloce che ci può dare una buona indicazione: Basta premere per alcuni secondi con il pollice sulla tibia, nella parte anteriore del polpaccio, se rilasciando rimane visibile l’impronta del dito, con tutta probabilità siamo in condizione di ritenzione idrica eccessiva.
Se come detto all’inizio, non siamo in presenza di patologie importanti, allora la cusa principale dei liquidi in eccesso è lo stile di vita.
Alcune abitudini poco salutari favoriscono la ritenzione dei liquidi, ad esempio il fumo, l’assunzione di grandi quantità di sale (la dose normale per l’organismo è di 5 grammi al giorno, che è più o meno la quantità contenuta in due etti di pane), il sovrappeso, l’abuso di alcool e farmaci, gli abiti troppo stretti e lo stare a lungo in piedi senza muoversi.
In questo ultimo caso può essere sufficiente camminare un po’ o alzarsi spesso sulle punte in modo da favorire la circolazione sanguigna.
È utile anche distendersi con i piedi in posizione elevata rispetto al corpo.
Il rimedio più efficace di tutti rimane comunque l’attività fisica, anche solo una tranquilla passeggiata di almeno un’ora al giorno riattiva in modo efficace la circolazione venosa e linfatica. Molto utile è il nuoto, grazie al fatto che il corpo rimane orizzontale e i liquidi non vengono spinti verso il basso. Sono invece controindicati la corsa, lo spinning e tutti quegli sport che prevedono frequenti impatti del piede sul terreno (es. tennis, pallavolo, basket).
È importante combattere la stipsi, un disturbo che ostacola il deflusso venoso a livello addominale, per questo è molto utile nutrirsi di fibre, contenute nella frutta e nella verdura.
È importante favorire frutta ad alto contenuto di acido ascorbico (vitamina C), perché questa vitamina ha un’azione protettrice dei vasi sanguigni e dei capillari.
A proposito, sapete qual’è il vegetale con il più altro contenuto di vitamina C?…
Sbagliato! …È il prezzemolo.
Anche alcune verdure sono ricche di vitamina C, ma vanno consumate crude, perché la vitamina viene eliminata dalla cottura, queste sono il cavolo, il cavolfiore, la lattuga, i broccoli e i peperoni.
Un giorno alla settimana, magari dopo le abbuffate del week end, dovremmo seguire una dieta detossificante a base di liquidi (tanta acqua, the e tisane) e vegetali. Almeno in quel giorno cerchiamo di eliminare la carne sostituendola con il pesce, aboliamo i grassi ad eccezione dell’olio di oliva crudo.
È estremamente importante bere molta acqua.
Contrariamente a quello che si può pensare la ritenzione idrica è un processo di difesa che l’organismo mette in atto quando si trova in scarsità di liquidi o in eccesso di sostanze dannose.
Se per esempio abbiamo in corpo una quantità eccessiva di sale, per evitare che questa alta concentrazione possa danneggiare i tessuti, il nostro organismo trattiene acqua per “diluire” il più possibile questa sostanza.
Un po’ come fanno le piante grasse, che in periodi di siccità trattengono acqua e sono quindi “gonfie” ed in periodi di abbondanza ne trattengono meno perché ne hanno meno bisogno.
Quindi bisogna sforzarsi di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, meglio due, ma deve essere acqua, the o tisane, perché le bibite ed i succhi industriali contengono una grande quantità di zuccheri ed altre sostanze chimiche che ne vanificherebbero l’effetto benefico.
A questo proposito leggi questo articolo sulla quantità di zuccheri nelle bibite.
Rimedi naturali:
Cumarina che riattiva il sitema linfatico, fucus che accellera il metabolismo, pilosella che stimola la diuresi, centella asiatica, mirtillo che ha un’azione anti infiammatoria, tisane, pungitopo, ippocastano, carciofo che stimola la funzionalità del fegato.
Gli alimenti sconsigliati:
Il sale ed il sodio in esso contenuto sono sostanze che favoriscono la cellulite e la ritenzione idrica. È importante assumere alimenti ricchi di liquidi che favoriscono la diuresi evitando quelli che fanno trattenere acqua.
Limitare l’apporto di sodio con gli alimenti non è difficile, basta adottare alcuni semplici accorgimenti:
Non salare le pietanze
Utilizzare poco sale durante la cottura (quando si prepara la pasta abituarsi, per esempio, ad aggiungere il sale a cottura ormai terminata; in questo modo si riduce considerevolmente la quantità di sale assorbito dalla pasta)
Limitare il consumo di cibi conservati sotto sale o trasformati (insaccati, formaggi, patatine ecc.)
-Limitare il consumo di cibi confezionati
-Si può aumentare la sapidità dei cibi con spezie, limone o aceto
-La frutta può sostituire gli snack salati come spuntino
FONTE WEB
La dieta dei gruppi sanguigni, vari studi smentiscono la loro efficacia
La dieta dei gruppi sanguigni, o emodieta, è l’ennesima scorciatoia proposta a chi vuole ritrovare la salute tramite l’alimentazione. Si tratta di un regime ideato nel 1997 dallo statunitense Peter J. D’Adamo. L’idea di base è che la razza umana possa essere divisa in quattro gruppi, corrispondenti ai gruppi sanguigni formatisi durante l’evoluzione della specie, ognuno con esigenze alimentari diverse.
Per il “gruppo O”, corrispondente ai “cacciatori”, si consiglia una dieta ricca di carne e proteine e povera di cereali, il “gruppo A”, corrispondente agli “agricoltori”, dovrebbe preferire i vegetali, mentre il “gruppo B” o “nomade” può permettersi di variare. In coda troviamo il “gruppo AB”, di creazione più recente, con alcune limitazioni, come quella di preferire il pesce alla carne.
Secondo D’Adamo, che non è un medico ma un naturopata, questa dieta non serve a dimagrire ma a mantenersi in salute riequilibrando l’organismo. Nei molti saggi in cui promuove il suo metodo, l’inventore della dieta assicura che anche le persone desiderose di perdere peso possono riuscirci facilmente, tanto che negli Usa sono disponibili in commercio i prodotti alimentari “tarati” per i diversi gruppi.
Bello, se fosse vero: peccato che questo metodo abbia scarsa validità scientifica, come ci spiega Fabio Virgili, ricercatore dell’ex Inran specializzato nelle relazioni tra genetica e alimentazione.
«La distribuzione geografica dei gruppi sanguigni è assai complessa, e non possiamo ricollegarla in modo netto alla storia evolutiva e alle migrazioni storiche degli individui che ne sono portatori» spiega Virgili. Se è vero che i gruppi sanguigni più noti, e su cui si basa la dieta, sono quattro, «in realtà i fattori ematici che si dovrebbero prendere in considerazione, per voler tentare un’improbabile distribuzione della popolazione su questa base, sono almeno una ventina».
«Per validare un metodo servono evidenze epidemiologiche, cliniche, indagini con strumenti comprovati scientificamente che qui non ci sono» precisa Virgili. Tanto è vero che nel sito statunitense D’Adamo punta solo su una serie di testimonianze in cui persone dichiarano di aver risolto gravi problemi con questo regime alimentare. Se però si digita l’espressione “blood type diet” su motori di ricerca qualificati come Pub med (una delle principali banche dati mondiali specializzata nell’ambito scientifico), risulta evidente che D’Adamo non basa le sue ricerche su studi scientifici provati. Anche il ruolo delle “lectine”, proteine che secondo il naturopata sarebbero responsabili della diversa reazione degli individui agli alimenti, non è confermato da evidenze.
«Da quando abbiamo gli strumenti per indagare il genoma, la ricerca sulle relazioni tra genetica e alimentazione risulta sempre più complessa – spiega Virgili, – ci stiamo rendendo conto di quanti fattori, sia genetici che ambientali, concorrano a determinare il nostro rapporto con gli alimenti».
Un esempio noto (e ben diverso da quello dei gruppi sanguigni) riguarda l’incapacità di digerire latte o latticini che si riscontra negli adulti e che interessa maggiormente specifiche popolazioni.
«Nelle aree geografiche in cui il latte aveva una notevole importanza alimentare, si sono selezionati soggetti con la variante genetica che consente di metabolizzare il lattosio anche in età adulta, anche se per poterlo fare bisogna continuare a consumare abitualmente latte e latticini».
«Proporre una dieta specifica basata sui profili genetici affidandoci alle nostre ancora limitate conoscenze – sottolinea Virgili, – sarebbe come pretendere di conoscere una città d’arte in base a quanto vediamo dal buco della serratura dell’albergo che ci ospita». Oggi sappiamo che il fabbisogno nutrizionale varia nel corso della vita e anche delle circostanze «l’unica raccomandazione valida che possiamo dare a tutti, è limitare il consumo di grassi, abbondare con i vegetali e, soprattutto, scegliere una dieta quanto più possibile variata». Anche se le nostre interazioni con determinati cibi hanno sicuramente una base genetica, e forse un giorno conosceremo tutti i meccanismi di queste corrispondenze «oggi – conclude il ricercatore – piuttosto che cercare spiegazioni senza basi scientifiche, ha forse più senso imparare ad ascoltarsi».
FONT WEB
lunedì 6 maggio 2013
Dieta e fumo: smettere di fumare senza ingrassare
La nicotina e’ una sostanza cosiddetta anoressizzante, in quanto limita lo stimolo della fame. Perciò, quando si smette di fumare è spesso possibile ingrassare. Non sono poche le persone che non si decidono a smettere di fumare per timore di ingrassare. Nel tabagismo le sostanze di cui si fa abuso, e che creano lo stato di dipendenza, agiscono in maniera subdola all’interno dell’organismo. Smettere di fumare è molto difficile e il cibo può diventare una “valvola di sfogo” comoda e gratificante. Il soggetto rischia così di passare da uno stato di dipendenza ad un altro: la compensazione della mancanza di sigarette con il cibo! Tipico problema per chi si allontana dal fumo è la cosiddetta fame nervosa. Basta pensare a quanti fumatori saltano la prima colazione al mattino a favore del classico caffè o cappuccino seguiti subito dalla sigaretta. Appena si smette di fumare (specialmente se si fuma da molto tempo) possono insorgere poi delle vere e proprie crisi d’astinenza, non solo dalla nicotina ma anche dalla gestualità del fumo. Al fumatore viene a mancare l’apporto psicologico che l’atto del fumare gli dava e di conseguenza possono insorgere nervosismo, ansia e fame nervosa. Inoltre, la nicotina provoca un aumento del metabolismo. Molti studi hanno dimostrato che un adulto fumatore medio (10-12 sigarette al giorno) ha una riduzione del metabolismo di circa 200 calorie quotidiane. Ma si può smettere di fumare senza ingrassare? E’ possibile, imparando a risparmiare 200 chilocalorie al giorno, con dieta ed esercizio fisico. Nessun allarmismo allora, smettere di fumare senza creare squilibri metabolici e senza aumentare di peso si può con una dieta corretta e bilanciata ricca di frutta e verdura e una sana attività fisica dopo essere stati così a lungo “seduti” con la sigaretta in mano.
COME SMETTERE DI FUMARE SENZA INGRASSARE
- Aumentare il dispendio energetico, camminando 20 minuti al giorno o facendo attività fisica per smaltire le calorie in più che prima venivano bruciate dalle sigarette.
- Ridurre la quantità di cibo per pasto, preferendo 3-5 pasti leggeri al giorno piuttosto che due o tre abbondanti.
- Controllare le calorie assunte giornalmente, riducendolo in media di 200 calorie. Per tagliarle si può scegliere di: mangiare 50 grammi di pasta in meno, oppure 60 grammi di pane in meno, oppure 50 grammi di formaggio in meno, oppure 2 cucchiai di olio in meno.
- Se poi si mangia meno e si cammina di più si ottiene addirittura un lieve dimagrimento, riducendo ovviamente tutti i rischi legati al fumo!
- Mangiare più frutta e verdura: scegliere prevalentemente frutta e verdura quando si sente la necessità di mangiare.
- Bere molti liquidi e ridurre il consumo di alcolici.
Come perdere i chili in eccesso con posate e piatti più piccoli!
Una delle ultime novità che arriva dall’America per la perdita di peso in eccesso non è dato da una nuova dieta dimagrante ma dal riuscire a dimagrire con posate e piatti piccoli.
Ecco come dovrà essere apparecchiata la nostra tavola:
- al posto delle grosse e ingombranti teglie da portata, meglio utilizzare piatti normali.
- anzichè i soliti cucchiai per zuppe e minestre, meglio cucchiaini da té. Ci vorrà più tempo per consumare la portata, allungando il tempo del pasto e inviando così al cervello un messaggio di sazietà.
Ma continuiamo ad analizzare la nostra tavola:
- i piatti non dovranno avere un diametro superiore ai 15 cm.
- i bicchieri non dovranno essere bassi e larghi ma lunghi e stretti. Questo perchè pare che il nostro cervello tenda a concentrarsi maggiormente sull’altezza di un oggetto rispetto alla sua larghezza e non collega quindi rapidamente che stiamo bevendo di meno.
Infine il materiale: dovremo optare per la ceramica anziche' il vetro perchè pare che i materiali opachi ingannino maggiormente la vista, così come riportato da uno studio dell’International Journal of Obesity.
Particolarità della dieta
In definitiva, la particolarità di questa dieta risiede nel fatto che tende a inviare messaggi fuorvianti al cervello. E’ tutta una questione di psicologia: apparecchiare la propria tavola in formato mini serve per mangiare di meno e assumere meno calorie del dovuto, perdendo cosi i chili di troppo!! ;)
FONT WEB
Come scegliere lo sport giusto
Lo sport migliore per voi è quello che riuscirete a praticare con maggior costanza a prescindere dai risultati che si immagina di poter ottenere da una particolare disciplina sportiva.
Se siete tendenzialmente pigri e/o incostanti, vi conviene praticare delle attività che siano divertenti o giocose, per esempio pattinaggio, tennis, giochi con la palla, ginnastica aerobica, danza, ecc..., meglio se in compagnia. Il divertimento e la compagnia contribuiranno ad alleviare la eventuale fatica dell'allenamento.
Se avete un carattere forte e volitivo, troverete più soddisfazione nella pratica di sport che vi consentiranno di apprezzare tangibilmente, di volta in volta, i risultati dei vostri sforzi e del vostro impegno, per esempio: pesistica, Body Building, arti marziali, nuoto, ecc...
Considerate sempre le vostre caratteristiche fisiche. ed antropometriche, prima di decidere che sport praticare, per esempio: un individuo alto 2 metri e longilineo non è adatto per praticare il Judo; un individuo alto un metro e mezzo non è adatto per praticare il Basket. Se trascurerete questo aspetto rischierete di praticare una attività che, oltre a deludere le vostre aspettative, potrà rivelarsi frustrante.
Se volete praticare sport per dimagrire, dovrete orientarvi verso sport di resistenza cardiovascolare (sforzi di intensità medio bassa ma protratti nel tempo), per esempio: footing, ciclismo, ginnastica generale, aerobica a basso impatto, ecc.... Comunque curate l'alimentazione, perchè l'appetito aumenterà con l'aumentare del dispendio energetico, troppo spesso lo sport diventa una scusa per poter mangiare indiscriminatamente ed allora... altro che dimagrire.
Se volete praticare sport per irrobustirvi, orientate la vostra scelta verso attività che incrementino la forza muscolare (sforzi di intensità medio-alta ma di breve durata), per esempio: pesistica, Body Building, ginnastica artistica, attrezzistica, ecc...
Dieta e ciclo mestruale
In “quei giorni” il peso corporeo e le abitudini alimentari di molte donne vanno incontro a dei cambiamenti significativi. Cerchiamo di affrontare al meglio il problema scoprendo di cosa si tratta.
Per la maggior parte delle donne l’appuntamento periodico con le mestruazioni rappresenta un cambiamento fisiologico scomodo; i sintomi fisici che lo accompagnano sono molteplici e riassumibili in:
• sensazione di gonfiore diffuso
• tensione mammaria
• cefalea
• ritenzione idrica
• dolori muscolari e renali
• costipazione o diarrea
• disturbi dell’appetito.
Tale meccanismo naturale risulta in grado di interferire con il peso e molto spesso anche con le abitudini alimentari.
I cambiamenti ormonali e gli sbalzi di umore che avvengono nei giorni immediatamente precedenti le mestruazioni e durante il corso di esse, scatenano molto spesso un impulso irresistibile a mangiare voracemente (in particolar modo cibi ricchi di grassi o zuccheri e ad alto contenuto calorico).
Il quadro è destinato a complicarsi ulteriormente se, alla preoccupazione di contenere il proprio peso, è associato un disturbo alimentare pregresso quale la bulimia, il binge eating disorder o l’obesità. Il percepirsi infatti più gonfie e dunque più “ingombranti”, può incentivare il meccanismo dell’abbuffata compulsiva.
Ecco dunque che “quei giorni” vengono vissuti con preoccupazione: il cibo acquista il ruolo di regolatore dell’umore e la bilancia quello di giudice del proprio comportamento alimentare. La conseguenza più inevitabile di tale atteggiamento è una ricaduta sul proprio umore, già di solito fluttuante verso il basso. Lo stato d’animo sarà inversamente proporzionale alle oscillazioni di peso, tendenti verso l’alto in questo specifico periodo del mese. In sintesi, dunque, maggiore è il peso, più basso sarà il tono umorale e viceversa.
Molte donne si chiedono perché in questo periodo si avverta più forte il bisogno di consumare cibi dolci e se ciò sia normale. La risposta è affermativa: sono infatti frequenti gli attacchi di fame, caratterizzati dal desiderio di un alimento preciso il cui consumo durante il mese viene centellinato poichè classificato come “proibito” (pane, pasta, cioccolato).
I cosiddetti “attacchi di fame compulsiva” che si possono registrare nel periodo delle mestruazioni, paiono essere scatenati da un calo dei livelli di zuccheri nel sangue ed influenzati dai livelli di serotonina.
Questo neurotrasmettitore, oltre a svolgere un ruolo nella regolazione del sonno e della temperatura corporea, è importante nel controllo del tono dell’umore e nella gestione dell’appetito. La serotonina interagisce inoltre nella regolazione degli ormoni estrogeni e del progesterone.
Basta questo a spiegare cosa accade in “quei giorni”?
Non proprio, in quanto esiste un disturbo denominato Sindrome Disforica Premestruale o Disturbo Disforico Premestruale (DDP) caratterizzato da umore marcatamente depresso, sentimenti autosvalutativi e di disperazione con marcata rabbia e irritabilita’ che, collegato al periodo che precede il ciclo, può incrementare i conflitti interpersonali.
Ecco dunque come si spiegherebbero, attraverso la presenza di una specifica sindrome, i repentini cambiamenti d’umore e le sopracitate modificazioni dell’appetito. Curiosamente, pare che, per le donne che soffrono di DDP, mangiare cioccolato stimoli la produzione di endorfine (sostanze prodotte dal cervello e dotate di proprietà analgesiche), riducendo così in modo naturale i disturbi tipici di questo periodo.
In ogni caso, la terapia per la sindrome premestruale consiste nell’uso di antidolorifici e antinfiammatori.
Secondo le ultime ricerche parrebbe esserci inoltre una correlazione tra il disturbo alessitimico o alessitimia (ovvero un deficit della sensibilita’ emozionale ed emotiva, dove vi e’ una impossibilita’ a comprendere, percepire e descrivere i propri e gli altrui stati emotivi) il DDP e l’insoddisfazione corporea.
In questi casi, dunque, gli sbalzi d’umore sarebbero riconducibili ad un problema legato alla propria immagine corporea, vissuta in maniera conflittuale.
Per quanto riguarda la SDP, vi è attualmente allo studio una terapia che prevede un’ azione combinata di farmaci e psicoterapia cognitivo-comportamentale al fine di consentire la capacità di “leggere” e descrivere i propri e gli altrui sentimenti.
Ecco infine una serie di suggerimenti pratici rivolti a coloro che, pur non soffrendo di DDP, intendono affrontare serenamente il periodo mestruale, evitando allo stesso tempo i cosiddetti comportamenti “a rischio”:
Non andiamo in panico per un quadretto di cioccolata o una quantità esigua di cibi dolci o salati assunti in questo periodo.Maggiore importanza diamo ad un evento di questo tipo, e più alta sarà la possibilità che si ripeta. Se in quel momento abbiamo avvertito l’esigenza di un pezzo di dolce, è necessario chiederci se fosse davvero fame e, in caso di risposta negativa, voltare pagina ricominciando il prima possibile a mangiare correttamente.
Non facciamoci prendere dall’ansia: della cioccolata (cum grano salis) una volta al mese non può di certo inficiare in modo significativo quanto abbiamo costruito nel tempo.
Come detto, i livelli di serotonina e glicemici sono direttamente influenzati da ciò che si mangia. Per questo è importante scegliere la dieta giusta.Essa va intesa come “stile di vita” da gestire prima e dopo il ciclo mestruale, non certo come ciclo di “digiuno e sregolatezza”. Evitate quindi di patire la fame prima delle mestruazioni attraverso l’eliminazione drastica di cibi ricchi di carboidrati complessi, quali i cereali integrali (pasta, riso, crackers e pane), patate, fagioli, ceci e lenticchie. Con questo comportamento, infatti, le possibilità di desiderare e di pensare in modo ossessivo a tali alimenti aumentano in modo considerevole..
NON PESARSI. In realtà il periodo mestruale comprende pochi giorni dell’intero arco mensile; affrontare quindi la bilancia, soprattutto per i soggetti il cui peso rappresenta un “traguardo”, è altamente sconsigliabile. Ancor di più per chi, dopo aver letto il proprio peso intende affrontare o meno il pasto successivo.Astenersi dall’uso della bilancia tra i due giorni che precedono il ciclo al giorno successivo il suo termine, è una strategia sicuramente più utile e produttiva del pesarsi più volte al giorno.Il peso infatti può spingere all’utilizzo di un dialogo interno che suona più o meno come un “tanto,ormai..” con la conseguenza che il comportamento con il cibo sarà più disinibito, ed i chilogrammi in eccesso saranno presto una realtà piuttosto che una mera previsione.
FONTE WEB
domenica 5 maggio 2013
DIETA: È giusto pesarsi tutti i giorni?
In genere, prima e durante una dieta per perdere peso, si passa da una situazione nella quale si evitava di pesarsi per non spaventarsi ad una nella quale si arriva a pesarsi anche più volte al giorno, diventando ossessivi se il peso varia anche di mezzo chilo.
È importante però capire che il nostro corpo non è semplicemente un contenitore di cibo e liquidi, ma al suo interno avvengono continuamente reazioni metaboliche (legate all'utilizzo di nutrienti come energia, deposito, scarto, ecc.).
Per questo motivo arrivare a pesarsi tutti i giorni o addirittura più volte durante il giorno, serve solamente a renderci ansiosi, frustrati e a dare troppa importanza al solo peso corporeo.
Questo perché una dieta ben fatta prima di tutto è utile per "educarsi" ad una modalità di nutrirsi più corretta, in secondo luogo non dovremmo considerare solo i chili persi, ma anche i centimetri di girovita e se facciamo attività fisica con costanza ed impegno, l'aumento della muscolatura.
Come accennato sopra, durante una giornata il nostro peso può avere variazioni anche di mezzo chilo dalla mattina alla sera. Ristagno di liquidi, pranzi o cene abbondanti, scarti non ancora "espulsi".
Avete mai provato a pesare a cotto tutto il cibo di una sola cena? Un solo piatto di pasta potrebbe arrivare a pesare anche 250 g, pensate a quanto si può arrivare aggiungendo, pane 60g, una mela 220g, due bicchieri d'acqua da 125 ml, una porzione di verdura cotta di 200 g, ecc.
Buona parte del peso sarà acqua che verrà eliminata con l'urina, ma altra acqua sarà assorbita dalle cellule.
Alcuni nutrienti verranno metabolizzati e trasformati in energia da utilizzare, altro verrà scartato, altro ancora verrà depositato se non utilizzato.
Insomma, tutto questo per dire che è davvero impossibile che durante un giorno, ma anche a distanza di due o tre giorni il peso abbia delle variazioni durature, sarà in continuo bilanciamento!
Perciò la modalità giusta di controllare il peso, sia durante una dieta ipocalorica, che in un regime di mantenimento, è quella di scegliere un giorno della settimana, che sia sempre lo stesso, e pesarsi sulla stessa bilancia la mattina a digiuno, senza indumenti.
Dott.ssa Lisa Ingrosso
Dimagrire: gli errori da non commettere
Si tratta di atteggiamenti considerati “innocui”, ma che affaticano il metabolismo e fanno aumentare il peso corporeo.
Ecco gli errori che non devi mai commettere se vuoi dimagrire:
-saltare la prima colazione: non consumare questo pasto o introdurre alimenti sbagliati (ad esempio solo un caffè zuccherato), fa aumentare la fame nervosa, alza i livelli d’insulina e favorisce il deposito di adipe;
-mangiare poca frutta e verdura di stagione: il rischio è quello di introdurre poche fibre e vitamine, necessarie per l’elasticità dei tessuti e le funzioni metaboliche;
-abusare di bevande alcoliche o eccessivamente zuccherate e gassate: contengono zuccheri che vengono trasformati in grasso;
-consumare abitualmente prodotti con farine bianche raffinate (pasta, pane, cracker, biscotti industriali…) o utilizzare condimenti grassi come il burro: provocano sbalzi glicemici e un rapido aumento di peso;
-seguire una dieta povera di proteine (pesce, legumi…), necessarie per evitare flaccidità e accumulo di cellulite;
-consumare meno di 5 pasti al giorno e mangiare poco a pranzo: il risultato è solo quello di arrivare super affamati a cena, con il rischio di mangiare troppo e accumulare grasso durante la notte.
FONT WEB
A dieta il pane integrale: perché preferirlo
Tutti a tavola con il pane integrale. Ad alcuni potrà sembrare un paradosso, ma una buona dieta dimagrante ne ha bisogno davvero. E non si creda che sia un alimento con molto amido e poco altro. I suoi valori nutritivi sono eccezionali, l’importante è consumarlo a debita distanza da pasta e riso, così da non eccedere con i carboidrati. Perché il prodotto principe di tutti i fornai non è affatto sconsigliato in una dieta dimagrante.
Come sempre è fondamentale considerare le proprietà depurative di ciò che mangiamo, e va detto che il pane integrale contiene degli importanti minerali anti-adipe. Mai esagerare con la quantità: per liberare il nostro intestino dalle scorie ne bastano due fette al giorno, perché è pur vero che i glucidi sono abbondanti (il 67 per cento se parliamo di quello bianco e circa il 50 per cento per quello integrale). Il pane tradizionale contiene una media di 290 calorie per ogni etto di prodotto, ma va sempre ricordato che quelli in esso contenuti sono zuccheri complessi. Questo significa che richiedono più tempo per essere assorbiti, e quindi il senso di sazietà durerà più a lungo. Sentirsi pieni è proprio l’ideale durante una dieta dimagrante, perché consente di ritardare lo stimolo di mangiare ancora. E poi proteine, sodio, cloro, zolfo, potassio e ferro. Un lungo elenco di sostanze nutritive a cui non possiamo proprio rinunciare.
È meglio preferire quello a base di mais, farro o segale. Ma in generale il pane integrale è migliore di quello bianco perché contiene meno calorie (circa 240 ogni etto), oltre a più acqua e vitamine, in particolare di tipo B1, B2, PP ed E, presenti anche nella versione tradizionale ma in minore quantità. Per non parlare delle fibre, amiche di ogni corretta dieta dimagrante. Di base se ne hanno 2 grammi ogni 100, mentre quello integrale può arrivare anche a 7 o 8. Praticamente il quadruplo. Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. La maggior parte di queste fibre sono insolubili, e per questo non digeribili dal nostro organismo. Il consiglio è sempre quello di non eccedere con le quantità, perché possono avere un effetto irritante sul colon e mettere un freno all’assorbimento di minerali e vitamine da parte dell’intestino.
Il pane integrale vince la sfida anche sul fronte dei minerali, perché ne contiene di più rispetto a quello bianco. Anche qui occorre fare una scelta oculata, preferendo quello panificato con lievito naturale, che grazie alla sua acidità favorisce l’azione di un enzima chiamato fitasi. Il risultato è quello di agevolare l’incameramento dei minerali presenti naturalmente nella farina. Si, perché c’è pane e pane. Quando facciamo la spesa dobbiamo fare attenzione ad alcuni aspetti di ciò che compriamo, così da ottimizzare gli effetti della nostra dieta dimagrante.
Se il pane è buono, infatti, lo dice la crosta. Deve essere omogenea e non fragile, e se si dovesse sbriciolare troppo vorrebbe dire che è stato cotto a una temperatura sbagliata. A risentirne sarebbe la nostra digestione. E la mollica? Meglio compatta e senza buchi troppo vistosi, altrimenti saremmo di fronte a una lievitazione insufficiente e con una lavorazione dell’impasto poco attenta.
Ma c’è una soluzione che cancella tutti i dubbi. Esiste un’alternativa, ovvia ma ideale, all’acquisto del pane in negozi o supermercati: farselo da sé. Basta avere a disposizione un po’ di farina integrale biologica, impastarla con acqua, un pizzico di sale integrale e un pezzo di pasta lievitata. Quest’ultima si ottiene mescolando in un contenitore (utilizzando rigorosamente una posata di legno) tre cucchiai di farina integrale e cinque di acqua, coprirlo con un piatto e lasciar il tutto riposare per due o tre giorni sempre a temperatura ambiente. Quando la pasta avrà formato delle bollicine vorrà dire che sarà pronta per l’uso. Poi l’impasto finale dovrà stare a riposo per qualche ora a temperatura ambiente. Alla fine non resterà che modellarlo e infornarlo. Così saremo sicuri di mangiare il pane migliore sulla piazza per la nostra dieta dimagrante.
FONTE WEB
Le combinazioni alimentari
Con il termine dieta dissociata, si intende il non combinare tra loro alimenti "incompatibili". Dove "incompatibili" sta a significare che la loro associazione nello stesso pasto, va a compromettere il processo di assimilazione.
In tempi remoti è logico ipotizzare che gli alimenti erano disponibili pochi alla volta, era quindi improbabile l'associazione di alimenti incompatibili.
Esistono varie teorie, ma senza approfondire si potrebbe riassumere la "Dieta Dissociata" in 3 semplici principi (scriveteli su un promemoria, anche se ricordarli è semplicssimo!):
- Evitare di mescolare proteine diverse tra loro (carne, pesce, legumi, uova, etc.).
- Evitare di associare gli amidi (o carboidrati ad alto indice glicemico) con proteine.
- La frutta lontano dai pasti e sempre evitando l'associazione di tipi di frutta differente.
Questo faciliterebbe il processo tossiemico, oltre che facilitare il processo digestivo, alleviando i problemi della digestione. Tale processo è in sintesi la gestione dei prodotti di scarto del metabolismo, che permette la loro escrezione (eliminazione all'esterno del corpo). La natura intrinseca del corpo umano fa si che i processi di assimilazione dei nutrienti ed escrezione dei prodotti di scarto avvenga in pratica attraverso lo stesso canale che funziona in modalità alterne, ma solo in un senso alla volta: è cioè impossibile eseguire allo stesso tempo assimilazione ed escrezione. La priorità, legata all'evoluzione che privilegia la risorsa più critica, e quella legata all'assimilazione dei nutrienti (che potrebbero non essere sempre disponibili). In tal modo viene ritardata l'escrezione delle tossine, costituite principalmente dai prodotti di scarto metabolico, fino alla fine dell'assimilazione. Va da sè che in caso di processo digestivo difficoltoso, questi si protrae nel tempo, spesso fino al pasto successivo, e quindi il processo tossiemico è destinato ad essere rimandato per tempi lunghissimi o magari all'infinito. Questo spiegherebbe perchè alcune persone con la "dieta dissociata" perdono peso in maniera rapida. In realtà ci si sta solo liberando delle tossine accumulate da molto tempo, ed è questo che fa "dimagrire", anzi, è più corretto, fa perdere peso.
I vantaggi di una tale pratica sarebbero:
- Il processo digestivo è ottimale e quindi i nutrienti vengono assorbiti facilmente.
- Il processo tossiemico viene facilitato (vedi sotto al punto *).
- Si perde il peso in eccesso più facilmente (Vedere sempre sotto *)
Si presuppone che nel paleolitico fosse molto difficile poter associare allo stesso tempo alimenti di natura differente e che, quindi, tale problematica fosse assai rara.
Un altro modo per avviare o facilitare il processo tossiemico sarebbe quello del digiuno (da eseguire sotto controllo medico, ci sono diversi specialisti che lo applicano). Vedere la sezione digiuno per saperne di più.
Per chi vuole approfondire, tra le altre , si fa qui di seguito riferimento alla teoria sulle combinazioni alimentari messa a punto dal Dott. Herbert M. Sheldon. Secondo questa teoria l'alimentazione adottata ai giorni nostri dalla maggior parte delle persone è scorretta perchè si basa sul presupposto che il nostro organismo sia in grado di assimilare e digerire qualsiasi alimento indipendentemente da come questo viene fornito. Da questa erronea convinzione dipenderebbero i numerosi problemi digestivi di cui soffrono milioni di persone e da cui derivano problemi e malattie ben più gravi.
PUNTI FONDAMENTALI:
1 - I generi alimentari costituiscono le materie prime della nutrizione. Essendo composti da proteine, grassi e carboidrati, per essere utilizzati dall'organismo, hanno bisogno di essere prima sottoposti ad un procedimento di disintegrazione e raffinazione: la digestione.
I cambiamenti che il cibo subisce durante questo processo, vengono effettuati da un gruppo di agenti chiamati ENZIMI o FERMENTI.
2 - Ogni enzima ha un'azione specifica: agisce cioè solo su un tipo di sostanza alimentare. Quindi gli enzimi che agiscono sulle proteine, non hanno effetto sui carboidrati o sui grassi. Non solo. Ogni tipo di proteina o di carboidrato richiede un particolare enzima per essere scomposto e un "ambiente" adatto. Le proteine ad esempio hanno bisogno di un ambiente acido mentre gli amidi di uno alcalino. L'unica eccezione a questa regola è la PEPSINA un enzima contenuto nello stomaco (di cui parleremo in seguito) che sembra abbia la capacità di iniziare la digestione di ogni tipo di proteina.
I principali enzimi presenti nello stomaco sono due:
la PEPSINA che agisce sulle proteine; per farlo ha bisogno di un ambiente acido.
la LIPASI che agisce in maniera parziale sui grassi.
Nella saliva invece è contenuta la PTIALINA l'enzima preposto alla scomposizione degli amidi. La PTIALINA viene distrutta (o non viene prodotta) in presenza di acidi.
3- Ciascun enzima è in grado di svolgere il proprio compito solo se quello che lo ha preceduto ha svolto il suo in maniera corretta.
I punti 1 e 2 sono il fulcro su cui si basa la teoria delle combinazioni alimentari poiché i loro sostenitori ne deducono che: unendo in un unico pasto cibi che richiedono processi digestivi differenti l'organismo non riesce a rispettare tutti i passaggi richiesti per una corretta digestione. Risultato: si ha acidità di stomaco, putrefazione delle proteine nello stomaco, ecc.
La natura non ha prodotto panini imbottiti. Il tratto intestinale dell'uomo è programmato per la combinazione naturale dei cibi. Le variazioni degli enzimi sono il tentativo da parte dell'organismo di rendere conformi i succhi digestivi alle diverse necessità degli alimenti. Questo adattamento è però possibile solo se i cibi introdotti non sono radicalmente differenti tra loro.
Un tempo l'uomo possedeva l'istinto naturale che gli permetteva di combinare in maniera corretta i cibi tra loro oggi, anche a causa della maggiore disponibilità di cibo, l'uomo moderno deve operare questa scelta coscientemente e per farlo deve essere informato, onde poter evitare le "malattie del benessere".
Esistono varie interpretazioni ed applicazioni pratiche, comunque, di quanto qui citato. Qui a seguire una tabella elaborata dal compianto Dott. Costacurta e presente nel suo libro "La nuova Dietetica" (ved. Bibliografia) che una volta capito il principio ispiratore, rende possibile una facile determinazione delle compatibilità. Vedere ad inizio pagina i 3 principi di base.
Il termine "Tollerabile" indica le associazioni tollerabili saltuariamente e se si è in salute. Il termine "Incompatibile" indica le associazioni da evitare.
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ASSOCIAZIONI ALIMENTARI DA EVITARE E DA PREFERIRE:
ZUCCHERI + PROTEINE = NO
Gli zuccheri semplici vengono digeriti nell'intestino ( non in bocca né nello stomaco)le proteine invece vengono digerite nello stomaco per cui se vengono uniti con quest'ultime, rimangono nello stomaco per il tempo necessario a smaltire le proteine e nel frattempo fermentano.
ACIDI + PROTEINE = NO
Per la digestione delle proteine occorre, come si è detto, la PEPSINA. Questo enzima agisce solo in ambiente acido e quindi la sua azione viene interrotta in ambienti alcalini.
Ingerire acidi durante il pasto, non favorisce la digestione come invece si potrebbe pensare, ma inibisce la produzione di pepsina poichè in presenza di acido nella bocca o nello stomaco non viene prodotto succo gastrico. Mangiare proteine e acidi (frutta acida come ananas, arance, limone o condimenti come l'aceto) produce acido in eccesso che distrugge la pepsina e impediscono la secrezione di acido gastrico.
NOCI O FORMAGGIO sono l'unica eccezione alla regola :
ACIDI + PROTEINE = PUTREFAZIONE . La putrefazione (decomposizione) provoca la formazione di veleni che vengono assorbiti dall'organismo. Questi possono nel tempo causare l'insorgere del cancro al colon.
PROTEINE + AMIDI = NO
Come abbiamo visto la PEPSINA è l'enzima preposto alla demolizione delle proteine e necessita per svolgere il suo lavoro di un ambiente acido, mentre la PTIALINA, che è l'enzima per la trasformazione degli amidi, viene distrutto in presenza di acidi.
GRASSI + PROTEINE = NO
La quantità di grasso diminuisce la quantità di secrezione gastrica che viene immessa nello stomaco, la quantità di pepsina prodotta e può diminuire il tono gastrico fino al 50%. Tale effetto inibitore può durare per 2 o 3 ore. Questo significa che i tempi necessari per la digestione si allungano notevolmente e si rivelano più difficoltosi a causa della diminuzione di pepsina e succo gastrico.
Ma: consumare molte verdure crude annulla gli effetti dannosi sulla digestione delle proteine.
ZUCCHERI + AMIDI = NO
Gli amidi vengono digeriti prima in bocca ( la saliva contiene un enzima chiamato PTIALINA) e poi nello stomaco. Gli zuccheri invece quando vengono ingeriti da soli passano direttamente nell'intestino breve. Se uniti nello stesso pasto, gli zuccheri permangono troppo a lungo nello stomaco e creano fermentazione acida.
ACIDI + AMIDI = NO
Abbiamo detto che per digerire gli amidi occorre la PTIALINA, un enzima presente nella saliva. Questo però viene distrutto con l'introduzione di acidi. Per cui appare ovvio che la combinazione acidi più amidi rende quest'ultimi indigeribili.
PROTEINE + PROTEINE (di natura diversa) = NO
Come si è detto in precedenza, per ogni tipo di proteine esiste un enzima preposto alla sua trasformazione. Se uniamo più alimenti proteici in un unico pasto rendiamo pressoché impossibile la giusta sequenza degli eventi necessari ad una corretta digestione. Se si consuma carne, bisognerebbe evitare quindi di mangiare uova o formaggi nello stesso pasto.
FRUTTA: DA SOLA
La frutta non subisce nessuna digestione né in bocca né nello stomaco, ma viene immessa nell'intestino dove avviene un breve processo digestivo. Consumarla assieme ad altri alimenti che richiedono tempi digestivi maggiori, significa trattenere inutilmente la frutta per il tempo necessario allo smaltimento degli altri alimenti. Nel frattempo questa fermenta. La frutta dovrebbe quindi essere consumata da sola lontano dai pasti o in sostituzione di questi.
VERDURA
Un'insalata di verdure (possibilmente crude) dovrebbe accompagnare ogni pasto a base di proteine o amidi.
FONTE WEB
Gli errori più comuni dell’alimentazione all’italiana
L’alimentazione all’italiana è conosciuta a livello mondiale soprattutto per il suo gusto, che piace a molti. Negli anni è diventata famosa anche per la moda della dieta mediterranea e per la sua utilità nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ma c’è da dire che questo tipo di alimentazione non è perfetta: per primi noi Italiani commettiamo ancora molti errori nell’alimentazione.
Gli errori più frequenti sono:
Saltare la colazione.
La colazione è il pasto più importante della giornata: chi non fa colazione rallenta il suo metabolismo, soffre più di affaticamento, ipoglicemia, rallentamento dell’agilità mentale e delle attività intellettuali, oltre a rendere più difficile il mantenimento di un peso sano o la perdita di peso. In Italia gran parte della popolazione salta la colazione, assumendo spesso solo caffè, e ciò rappresenta un grande errore che va contro i principi di una sana alimentazione.
Fare una colazione ricca di zuccheri.
Il 90% degli italiani che fanno colazione al mattino utilizza alimenti ricchi di calorie e poveri di nutrienti, come cornetti e brioches, paste, biscotti, ecc. Una colazione ottimale dovrebbe invece essere composta da alimenti proteici (latte, yogurt), deve apportare carboidrati sani (fette biscottate, pane) e frutta, sia in succo che fresca.
Si Eccede spesso nelle quantità di pasta.
La pasta fa parte del gruppo dei carboidrati, così come le patate, il riso e il pane. L’effetto benefico dei carboidrati è relativo alla quantità assunta. Una porzione di carboidrati dovrebbe essere di circa 70 – 100 grammi. Quando si tratta di pasta, l’italiano troppo spesso eccede in quantità, arrivando anche a consumarne il doppio. Basta ridurre la quantità ad una tazza di pasta (cotta).
Si mangiano più tipi di carboidrati nello stesso pasto.
Un altro frequente errore nella alimentazione Italiana è il concetto di primo piatto a base di carboidrati, seguito spesso da un secondo con altri carboidrati o accompagnato da pane o sostituti (grissini, crackers, ecc). I carboidrati devono essere ridotti a un tipo per pasto: se consumiamo una porzione di pasta, all’interno dello stesso pasto vanno evitati pane, riso, patate, o altri carboidrati.
Si mangiano troppi affettati grassi.
Il consumo di affettati altamente grassi è comune nella alimentazione italiana. Questi prodotti sono ricchi di grassi e colesterolo, quindi devono essere consumati con moderazione riducendo la frequenza ne e la quantità. Si raccomanda di mangiarli solo 1 volta a settimana, magari preferendo quelli meno grassi, come quelli di pollo o tacchino.
Il piatto unico.
E’ comune trovare nelle tavole italiane piatti ricchi che fanno da primo e secondo, generalmente a base di pasta. Bisogna però fare molta attenzione, perchè chi mangia un piatto unico a base di carboidrati non solo assume più della razione di carboidrati considerata normale per un pasto, ma si incorre nel rischio di carenza di proteine, di fibra alimentare, di vitamine e minerali apportati da altri alimenti. Si pensa erroneamente che il piatto di pasta sia un alimento nutritivo perchè contiene “di tutto”, ma in realtà apporta solo carboidrati e grassi in maniera variabile, a seconda del tipo di condimento. Un’ altro problema è che chi mangia solo carboidrati li digerisce rapidamente, e dopo 1 o 2 ore dopo la fine del pasto si ripresenta la sensazione di fame. Si finisce dunque con rimangiare un altro alimento a base di carboidrati, poichè si stimola troppo la secrezione d’insulina. L’ideale sarebbe assumere proteine (carne, pollo, pesce, tacchino, coniglio, ecc), più frutta e vegetali e carboidrati in quantità limitata.
Si danno troppe merendine e zuccheri ai bambini per la scuola.
La frequente mancanza di tempo da parte delle mamme porta i bambini a consumare delle merende con “calorie vuote”, cioè alimenti troppo calorici e poveri di nutrienti, che aiutano solo ad avere bambini obesi ma malnutriti.
Si pensa che lo zucchero sia vitale per la vita.
Molti italiani sono convinti che lo zucchero sia indispensabile per una buona salute. In realtà sono i carboidrati complessi, e non quelli semplici come lo zucchero, quelli importanti per la salute, perchè apportano energie per le funzioni vitali, ma il corpo può perfettamente vivere senza problemi anche senza zucchero. Quindi il diabetico non deve assolutamente consumarlo, ed individui sani devono controllarne le quantità, meglio ancora sostituendolo con dolcificanti artificiali o con fruttosio.
Mancano la cultura del fitness ed i concetti dell’importanza del benessere, della sana alimentazione e dello sport. Sono pochi gli italiani che danno la giusta importanza alla sana alimentazione accompagnata da una corretta attività fisica. Ancora poche sono le persone che fanno dello sport. C’è bisogno quindi di una adeguata educazione alimentare, del benessere e dello sport, per far davvero comprendere l’importanza che questi fattori hanno per la nostra vita e la nostra salute.
FONTE WEB
Il metabolismo basale, responsabile di quasi il 70% della spesa energetica quotidiana, è influenzato da numerosi fattori. Elenchiamo quelli fondamentali:
Metabolismo lentoAlimentazione: in condizioni di digiuno il metabolismo rallenta anche del 20%.
Allattamento: nella nutrice il metabolismo basale aumenta di circa il 3-6%.
Attività fisica: il tasso metabolico permane elevato anche al termine dell'impegno fisico.
Clima: l'estate è il momento migliore per dimagrire poiché, quando la colonnina di mercurio supera i 30°C, il metabolismo aumenta leggermente. Anche temperature troppo rigide sortiscono il medesimo effetto.
Composizione corporea: il muscolo è un tessuto molto più attivo metabolicamente rispetto al grasso. Ogni kg di massa muscolare guadagnato innalza il metabolismo corporeo di circa l'1,5%.
Dimensioni corporee: il metabolismo basale, espresso in termini assoluti, aumenta all'aumentare della superficie corporea. Per questo motivo persone alte e magre hanno un metabolismo più veloce rispetto ad individui di uguale peso ma di statura inferiore.
Età: il metabolismo è massimo nell'infanzia, permane elevato sino alla prima età adulta ed inizia a diminuire dopo i 30 anni. Tra i 60 ed i 90 anni cala di circa l'8% per decade.
Genetca: bisogna comunque, ammetterlo, certe persone nascono con un metabolismo lento, altre con un metabolismo più veloce;
Gravidanza: il metabolismo basale rimane stabile nel primo trimestre, sale di circa l'8% al 5° mese e dal 14 al 22% negli ultimi due mesi di gestazione.
Livelli ormonali: molti ormoni intervengono nella regolazione del metabolismo corporeo. I più attivi in questo senso sono quelli prodotti dalla tiroide. Un'eccessiva produzione di tali ormoni (ipertiroidismo) può addirittura raddoppiare il metabolismo basale, mentre un deficit (ipotiroidismo, gozzo) può rallentarlo sensibilmente. Anche l'adrenalina, secreta dalla parte midollare del surrene in risposta a stress psicofisici importanti, innalza leggermente l'attività metabolica. L'ormone della crescita ed il testosterone, aumentando la sintesi proteica, possono elevare in maniera importante il metabolismo basale.
Sesso: grazie ad una maggiore massa muscolare, nell'uomo il metabolismo basale è più elevato, di circa il 7%, rispetto alla donna. La castrazione lo abbassa del 20-25%.
Stile di vita: le persone sedentarie hanno un metabolismo più lento di quelle attive; durante il sonno si assiste ad una diminuzione del tasso metabolico compresa tra il 6 ed il 13%.
Temperatura corporea: negli stati febbrili il metabolismo basale aumenta di circa il 13% per ogni grado di temperatura superiore ai 37°C.
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METABOLISMO BASALE
Quantità minima di energia necessaria all'organismo per l'espletamento delle pure funzioni vegetative nell'arco delle 24 ore, in condizioni di assoluto riposo psichico e fisico, a temperatura ambiente (18-24°C) e a digiuno rigoroso da 12 ore.
Metabolismo lento
Il fabbisogno calorico quotidiano dipende da tre diversi componenti:
il metabolismo basale (MB O MBR da:"basal metabolic rate")
TID : termogenesi indotta dagli alimenti (chiamata anche azione dinamico-specifica degli alimenti)
Attività fisica
Il contributo percentuale di queste componenti è riportato nell'immagine a lato.
Pensi di avere il metabolismo lento?
La più frequente delle scuse: sono grasso perché ho il metabolismo lento. In realtà, se analizziamo punto per punto i fattori sopraesposti, ci rendiamo conto che questa affermazione ha poco di credibile. Escludendo disfunzioni ormonali, a parità di sesso e di massa muscolare, le variazioni individuali del metabolismo sono infatti limitate. Ciò non toglie che le persone grasse abbiano, generalmente, un metabolismo più lento di quelle magre. Per uscire da tale situazione bisogna innanzitutto rendersi conto che il metabolismo lento è una conseguenza del sovrappeso e non la causa.
Ogni volta che ci si sottopone ad una dieta ferrea il metabolismo rallenta, rendendo il regime alimentare sempre più restrittivo, inefficace e difficile da sopportare. Dopo poco tempo la dieta non sortirà più alcun effetto, lasciando il soggetto in preda alla fame e alla disperazione. Sarà così sufficiente una sola, inevitabile, abbuffata per mandare all'aria tutti i sacrifici compiuti fino a quel momento. Poco a poco gli sgarri aumenteranno, la dieta verrà definitivamente abbandonata ed il nostro povero individuo riacquisterà tutti i chili persi, con tanto di interessi, perché il suo metabolismo è diventato più lento. E così, tra una dieta del minestrone ed una della frutta, passando per cremine, tisane e pillole dimagranti, l'incubo del sovrappeso continuerà ad attanagliare il nostro mister X. Colpa del metabolismo basso?!
Una volpe affamata vide dei grappoli d'uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!" disse allora tra sé e sé e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c'è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.
(Esopo, XXXII; Fedro, IV, 3.)
FONTE WEB
Per dimagrire, bere sempre tè senza latte
Dimenticate le diete e il conteggio delle calorie. Una tazza di tè è tutto ciò che serve per liberarsi dei chili in eccesso, secondo un nuovo studio. Ma, con il tè non si deve bere il latte.
Alcuni scienziati giapponesi hanno fatto degli esperimenti su un gruppo di ratti, nutrendoli con una dieta troppo calorica e grassi. Gli animali sono aumentati di peso. Quando però è stato dato loro del tè, gli animali smesso di accumulare peso.
Il tè blocca l'assorbimento dei grassi, con i suoi componenti, i “teaflavoni” e la “tearubigine” ma l' azione di questi sembra che sia neutralizzata dalle proteine del latte vaccino.
FONTE WEB
Pulire casa fa dimagrire!!
Donne in continua lotta con la bilancia e con il proprio corpo, sembra che le vostre pene siano terminate se…da buone casalinghe dedicherete parte del vostro tempo alle faccende domestiche. Sembrerebbe un discorso maschilista ma non lo è. Un recente studio, infatti, dimostra come una corretta attività fisica legata ad una dieta equilibrata permetterebbe di mettersi in forma per la prova costume.
Come lo stress da lavoro si combatte a tavola, anche i Kg di troppo si combattono con il lavoro fisico non in palestra. Se non avete tempo per il fitness infatti perché già impegnatissime di vostro, è un ottimo allenamento, la pratica economica di fare le faccende domestiche, che seppur considerante come una routine, danno invece la possibilità di muoversi e quindi di tonificare il proprio corpo nei muscoli e con abilità diverse.
Il movimento è molto importante, ma vediamo qualche raffronto pratico tra consumi e modi di fare.
Ad esempio il passare l’aspirapolvere per casa in un appartamento medio di circa 45 – 50 metri quadrati, farebbe spendere ben 90 calorie, ma non finisce qui. Fare un letto fa spendere ben 150 calorie e stirare per un’ora oltre 75 calorie. Ma non finisce qui, si prosegue con le 76 calorie consumate nello spolverare i mobili oppure lavando i piatti. Cinquanta invece sono le calorie cucinando oppure pulendo i vetri. Ma la dieta non è tutta qui, anche diverse pratiche amorose da svolgere in casa sarebbero un toccasana per consumare i Kg di troppo e mettersi in forma.
Si parla di ben 20 calorie per un bacio appassionato, di 100 calorie per dei preliminari con il partner focosi ed anche di 300 calorie nel fare l’amore. Ovviamente fare l’amore con “l’amante” non fa consumare calorie perché l’ansia aumenta i livelli di stress che aumentano solo il tasso di distruzione del consumo e quindi non aiuta affatto.
Quindiiiiiiiii:
lavare i pavimenti fa bruciare circa 120 calorie;
rifare il letto: 150 calorie;
passare l’aspirapolvere: 90 calorie;
lavare i piatti: 76 calorie;
spolverare: 76 calorie;
stirare: 75 calorie;
cucinare: 50 calorie;
pulire i vetri: 50 calorie;
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